La formula della preziosità

Che cosa ci fa percepire un gioiello come ‘prezioso’?

Che cos’è che ci porta a dire che un gioiello è prezioso?

Quali sono gli strumenti che ci suggeriscono l’identificazione di un gioiello come prezioso?

A queste domande ho provato a cercare sempre delle risposte e aldilà di risposte abbastanza scontate tipo:la qualità del materiale (oro,platino) o dell’utilizzo di pietre preziose, credo che la percezione di preziosità sia un qualcosa che vada oltre questo.

Ho sempre creduto che la faccenda si sviluppi nel contesto della ‘sensorialità’; la percezione tattile

di un gioiello , la percezione di contenuto, fattura, lo scorgere particolari attraverso il tatto o attraverso la vista, vedere un gioiello che abbia una pienezza tridimensionale, un gioiello che ti riempia dentro perchè ha le giuste proporzioni e riempia e valorizzi chi lo indossa, percepire un gioiello che si lascia attraversare dalla luce, si lascia percorrere dal calore della luce, facendo scorgere tutte le proprie peculiarità questo è un gioiello prezioso.

Se guardare un determinato gioiello appaga e lo si considera tale, per me vuol dire che la formula tra volumi, luce, percezione tattile è giusta.

Il mio percorso è sempre andato in questo senso; creare qualcosa che aldilà della preziosità del materiale utilizzato o delle pietre preziose, fosse completo e prezioso già con la sua forma curata nei minimi particolarità.

Il ‘come’ un gioiello viene realizzato farà la differenza; una stessa idea realizzata in un modo o in un altro sarà preziosa o no.

La realizzazione di un gioiello non è da sottovalutare MAI e MAI sottovalutare il ruolo della luce.

Nel creare un’idea di gioiello e poi nella realizzazione di questo bisogna sempre dare alla luce il ruolo prioritario, bisogna sempre fare i conti con lei e sapere che è lei che decide ed è lei che a prodotto finito darà il verdetto finale di gioiello ‘prezioso’ o ‘non prezioso’.

Questa sensazione l’ho sempre avuta sin da piccola quando trovavo che persone dai lineamenti non proprio perfetti, risultassero ai miei occhi bellissime e persone dai lineamenti oggettivamente corretti non mi sembravano così belle; era tutto un discorso di luce, una formula tra luce, volumi, ombre.

La luce attraversava e si divertiva su questi volti non così perfetti ma dai volumi giusti, era un mix di lineamenti che funzionava aldilà della perfezione,la luce non si annoiava e si lasciava stupire perchè stimolata dalle loro fattezze movimentate e li rendeva magici , mentre passava fugacemente per non lasciare nulla su altri volti precisi ma piatti.

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